Ricerca Marina
I mari e gli oceani coprono il 70% dell’estensione terrestre ed oltre il 50% del territorio dell’Unione Europea e si estendono dal Mare Artico, Atlantico, Mediterraneo fino a raggiungere il Mar Nero. Rappresentano una rilevante fonte di approvvigionamento, oltre ad offrire posti di lavoro, profitti economici e potenziali risorse minerali e biologiche ad oggi sconosciute. Ma l’ambiente marino si trova in pericolo, principalmente a causa del suo smisurato sfruttamento, dell’intensificazione delle attività umane e degli effetti del cambiamento climatico.
La sfida del futuro sarà garantire all’uomo l’opportunità di continuare a sfruttare questa preziosa risorsa e allo stesso tempo tutelarla per le generazioni future. Questo sarà possibile solo se saremo disposti ad analizzare più a fondo i processi in atto e se ci impegneremo costantemente per potenziare le tecnologie da applicare al fine di rendere tali processi meno invasivi.

L’ambiente marino costituisce un’importante fonte di reddito e di posti di lavoro. Si calcola che addirittura il 5% del prodotto interno lordo (PIL) europeo derivi dalle risorse marine, senza contare che parecchie comunità traggono il loro sostentamento unicamente dal mare. Non va dimenticato poi che il mare è una ricca fonte di approvvigionamento; l’Europa, che è un importatore netto, presenta il secondo maggiore deficit di risorse alimentari provenienti dal mare a livello mondiale, collocandosi dopo il Giappone.
La crescente pressione sulle riserve ittiche sta ponendo in serio pericolo gli ecosistemi marini. Grazie ai perfezionamenti tecnologici è stato possibile portare la pesca praticamente in ogni angolo dei nostri oceani e la domanda è tale da rendere l’eccessivo sfruttamento ittico un problema di risonanza globale. Questo, unitamente agli effetti dell’inquinamento e di altre attività umane (dragaggio, distruzione degli habitat naturali, versamenti di petrolio), sta già determinando notevoli cambiamenti degli ecosistemi marini.

Gli scienziati europei sono all’avanguardia nell’attività di ricerca correlata all’ambiente marino in numerose discipline. Le scienze marine inoltre costituiscono un perfetto esempio di un’area in cui la cooperazione transnazionale e la condivisione delle risorse sono elementi di importanza fondamentale. Il mare del resto è una risorsa globale condivisa dall’intera umanità ed è giusto che anche le attività volte a proteggerlo e preservarlo siano interpretate come un compito collettivo.
L’UE ha svolto un ruolo chiave nel sostegno a quest’area di ricerca, inizialmente attraverso i programmi MAST (Scienza e Tecnologia Marina) lanciati nel 1999 e in un secondo momento nell’ambito del Quinto e del Sesto Programma Quadro di Ricerca. Questo fervore scientifico deve ora essere consolidato e ulteriormente sviluppato, se intendiamo affrontare le sfide che ci si presentano e invertire l’allarmante andamento attuale che sta procedendo verso un’irreversibile degradazione dell’ambiente marino.

La pressione dell’attività di pesca su determinate specie causa modificazioni evolutive e influenza l’intera catena trofica provocando squilibri irreversibili ed inarrestabili. Nei casi estremi ciò può portare alla definitiva scomparsa di alcuni ecosistemi. C’è quindi un’urgente necessità di migliorare la nostra comprensione dei processi in atto.
Estendere l’acquacoltura può fornire un’alternativa possibile, ma anche in questo caso sono necessarie ulteriori ricerche atte a valutare l’impatto ambientale ed ecologico delle attività su larga scala. I gruppi di ricerca europei stanno indagando tutti gli aspetti relativi a tali problemi.
Si sta ponendo l’accento sempre più chiaramente su un approccio che tenga in considerazione l’intero ecosistema per la gestione delle risorse ittiche, che comporti l’integrazione di differenti discipline scientifiche e la collaborazione e lo scambio di informazioni tra tutte le parti implicate.

Le nostre regioni costiere servono a molteplici scopi e le già gravose sollecitazioni a danno di queste zone sono in ininterrotta crescita. Esse rappresentano una meta privilegiata delle attività turistiche e di svago, costituiscono la base dell’industria collegata all’ambiente marino (trasporti, pesca, spedizioni industriali) e un importante habitat naturale. Il gruppo di progetti ELOISE sostenuto dall’UE prende in esame un’ampia serie di questioni relative alle interazioni terra-oceano a livello europeo. I risultati di tale ricerca dovrebbero contribuire allo sviluppo di politiche migliori per la gestione delle zone costiere.

La Rete di eccellenza (NoE) EUR-OCEANS , lanciata nel gennaio del 2005, riunisce oltre 60 organizzazioni di ricerca e università di 25 paesi. La rete si prefigge la promozione dell’integrazione a lungo termine della ricerca europea in materia di effetti climatici e umani sulle dinamiche della catena alimentare degli ecosistemi pelagici in mare aperto. Ciò richiederà un approccio interdisciplinare mirato a integrare progressivamente il lavoro di importanti organizzazioni di ricerca e a costituire un centro di ricerca europea “virtuale” multi sede.

La Rete di eccellenza (NoE) MARBEF riunisce 56 istituti marini europei impegnati nella discussione di una delle principali questioni di biologia marina, ovvero chiarire il rapporto tra biodiversità e funzionamento degli ecosistemi. Un secondo risultato che questa rete spera di raggiungere col tempo è istituire un centro europeo di eccellenza che fungerà da piattaforma per l’integrazione e la diffusione di conoscenze sulla biodiversità marina. Il Centro Europeo per lo Studio della Biodiversità Marina e del Funzionamento degli Ecosistemi (EMBEF) che ne deriverà garantirà all’Europa un ruolo chiave in questo campo.

I mari, e in particolare le loro zone più profonde, sono le più vaste aree inesplorate che rimangono sul nostro pianeta e costituiscono un’importantissima fonte potenziale di risorse minerali e biologiche ancora sconosciute. Questo è un settore in cui le biotecnologie non sono ancora state completamente applicate e possono offrire una ricca riserva di possibili componenti per applicazioni mediche, alimentari e industriali.
I mari sono inoltre un’importante fonte di combustibili fossili e un potenziale scrigno di altre riserve energetiche. La mappatura dei gas idrati ad esempio è un settore che richiede ancora molta ricerca al fine di valutare l’importanza di questi elementi in termini di rischio (frane sottomarine e subsidenza) e come possibile fonte di energia alternativa.

Gli abissi dei mari e degli oceani sono le zone meno conosciute del nostro pianeta. Basti pensare che solo lo sviluppo di strumenti in grado di esplorare queste aree ha richiesto anni e anni di ricerca. L’esplorazione delle profondità marine e gli osservatori del fondo marino, tuttavia, possono essere la chiave per aprire la strada a molte nuove scoperte scientifiche e aiutarci a valutare gli effetti e il potenziale impatto dei cambiamenti climatici. Le ricerche nella regione polare saranno particolarmente importanti per prevedere i rischi collegati all’aumento del livello del mare che attualmente è stimato tra 15 e 95 cm entro l’anno 2100, un’eventualità, questa, che avrebbe effetti devastanti su molte aree costiere.

A causa delle attività umane, gli attuali livelli atmosferici di biossido di carbonio (CO2) hanno raggiunto cifre da record. In base alle stime osservative e di modello, l’oceano sta assorbendo circa il 30 40% delle emissioni di CO2, ma il futuro comportamento del bacino oceanico dipenderà dai possibili cambiamenti nella circolazione oceanica e nella biogeochimica marina. Il progetto integrato CARBOCEANS intende approfondire la nostra conoscenza sul ciclo del carbonio, ovvero lo scambio di CO2 tra il mare e l’atmosfera. Esso viene influenzato da diversi fattori, la cui analisi e comprensione potrebbe rivelarsi di fondamentale importanza per il nostro benessere futuro.

La ERA-NET BONUS ha riunito le agenzie di ricerca nazionali di nove paesi intorno a un obiettivo comune: proteggere il Mar Baltico e assicurare la gestione sostenibile di questa risorsa comune. La rete, di cui fa parte anche la Russia, è una chiara dimostrazione dei vantaggi di derivanti da un approccio alla ricerca marina su base regionale.

La Rete di eccellenza (NoE) GENOMICA MARINA (MGE),che comprende 44 partner di 16 paesi e oltre 300 ricercatori, sta lavorando per sviluppare e promuovere gli approcci genomici alla biologia marina. Questo campo di ricerca emergente potrebbe aumentare sensibilmente la nostra comprensione del funzionamento degli ecosistemi. L’applicazione della genomica in campioni prelevati dal Mar dei Sargassi ha già portato alla scoperta di 148 filotipi prima sconosciuti e di 1,2 milioni di geni umani.
A livello mondiale si sta diffondendo sempre più rapidamente la consapevolezza che il futuro benessere economico e fisico dell’Europa, e dell’intero pianeta, è legato inestricabilmente al benessere dei mari e degli oceani. Di conseguenza le scienze marine devono svolgere un ruolo cruciale per migliorare la nostra comprensione di questo ambiente subacqueo e guidare le applicazioni pratiche dei risultati di ricerca a favore di una gestione sostenibile dei mari.
È necessaria una ricerca di base multidisciplinare e l’entità degli investimenti richiesti in termini di risorse umane e di infrastrutture è tale da imporre una cooperazione congiunta a livello transnazionale, indispensabile per ottenere progressi soddisfacenti.
Fortunatamente sono già presenti strutture cooperative a livello europeo impegnate nelle scienze marine. Gli organismi esistenti dovranno essere ulteriormente sviluppati per il raggiungimento di obiettivi comuni a livello europeo e confermare la posizione di leader mondiale in questo settore detenuta attualmente dall’Europa.
Nel maggio 2004, circa 500 scienziati marini, politici e rappresentanti di industrie marine si sono incontrati a Galway, Irlanda, per discutere sul futuro della ricerca marina europea. Dall’evento – EUROCEAN 2004 – è scaturita la “Dichiarazione di Galway” che delinea le principali sfide future individuate dalla comunità scientifica marina. Il documento sottolinea inoltre il ruolo chiave che dovrebbe svolgere il Settimo Programma Quadro di Ricerca (FP7) per gli anni 2007-2013, unitamente alla creazione dell’Area di Ricerca Europea, così come proposto dalla Commissione, per sostenere l’eccellenza della scienza e tecnologia marina a livello internazionale.
In questo contesto, il 7° Programma Quadro proposto dalla Commissione fa un chiaro riferimento alle scienze marine come area di priorità scientifica. Data la propria natura interdisciplinare, le questioni marine saranno affrontate in svariate aree, fra cui: “Scienze e biotecnologia della vita”, “Gestione sostenibile delle risorse”, “Tecnologie ambientali” e “Osservazione e valutazione terrestre”.
Il Forum di Strategia Europea per le Infrastrutture di Ricerca (ESFRI) ha inoltre espresso alcuni suggerimenti volti a integrare le scienze marine in Europa e a promuovere uno sfruttamento migliore dei meccanismi di ricerca esistenti e la coordinazione delle infrastrutture di ricerca. Più in particolare, ha manifestato la necessità di investimenti in alcune infrastrutture di ricerca comuni su larga scala, come l’European Deep Sea Neutrino Telescope, il Rompighiaccio di Ricerca (Aurora Borealis), una nuova imbarcazione impiegata per ricerche costiere nel Mar Baltico, e l’Osservatorio Europeo Multidisciplinare del Fondo Marino (EMSO).

Il Progetto Integrato HERMES (IP) studia gli ecosistemi presenti nelle profondità oceaniche. Si tratta di uno dei principali progetti di ricerca di questo tipo, che riunisce i maggiori esperti di biodiversità, geologia, sedimentologia, oceanografia fisica, microbiologia e biochimica, oltre ad esperti di socio-economia. Si tratta del primo importante tentativo di indagare e comprendere, in maniera integrata, gli ecosistemi delle profondità marine dei mari d’Europa e il loro ambiente.

L’ERA-NET MarinERA è stata istituita per migliorare la collaborazione e il coordinamento tra i programmi di ricerca marina nazionali e regionali. Potendo vantare la partecipazione di partners provenienti dalla maggior parte delle nazioni marittime del continente, MarinERA sta lavorando anche ad iniziative transnazionali esistenti per spianare la strada verso una maggiore integrazione delle attività di ricerca marina a livello europeo e una più proficua condivisione delle infrastrutture e delle risorse.

 
     

 

 

copyright 2007 Societa’ di ricerca Necton s.c. pi 03922050871.. www.necton.it